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La separazione dei genitori attraverso gli occhi di un figlio.

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La separazione dei genitori rappresenta un evento di grande impatto per i figli. Ma cosa significa esattamente separazione per un figlio? Certamente affrontare la separazione o il divorzio dei genitori rappresenta un evento stressante e alquanto delicato.

Per i bambini la separazione di mamma e papà è spesso una catastrofe. Perché?

Per un bambino, lui e i genitori sono una cosa sola. Non fa parte della logica di un bambino pensare che la mamma, nella vita, possa essere stata senza il papà, con un altro compagno o in un’altra città, e viceversa. Per questo è anche difficile spiegarglielo.

A me non importa quello che fate, basta solo che non vi separate e io sto tranquillo!” E’ la classica frase che un bambino rivolge ai propri genitori alla fine di una discussione. La separazione dei genitori è sempre un evento stressante, che può attivare paure, preoccupazioni, emozioni spesso contrastanti e difficili da gestire. Come può un genitore accompagnare i propri figli in questo momento di “passaggio” così delicato?

Con gli occhi di un figlio

Sono uno dei tanti bambini che sta per affrontare la separazione dei miei genitori; ecco come vivrò questa esperienza.

In maniera quasi universale, la mia prima reazione alla separazione dei miei genitori sarà quella di iniziare ad alimentare un forte desiderio di vedere mamma e papà riuniti; non so come, ma farò in modo che ciò accada.

Essendo piccolo, mi sentirò responsabile della rottura dei miei genitori e di conseguenza tenderò ad autoaccusarmi: inizierò così a provare sensi di colpa che si manifesteranno in comportamenti che potranno portare a una punizione da parte dei miei genitori. Per esempio, potrei rompere il mio giocattolo preferito. In questo caso lo farei per autopunirmi e non per aggressività, come i miei genitori sono portati a credere.

Potrei manifestare dei cambiamenti a livello comportamentale: chiusura nei confronti dei miei pari, scarso rendimento scolastico, aggressività. A livello emotivo potrei manifestare tristezza, rabbia, vergogna…

Come possono i miei genitori affrontare la separazione senza nuocermi?

Come possono i miei genitori accompagnarmi in questa fase di cambiamento cercando di attenuarne gli effetti negativi?

E’ importante parlarmi tenendo conto dei miei limiti. Non posso capire se mi dite che vi separate perchè non andate più d’accordo. Se ad esempio mi dite che mamma e papà non vanno più d’accordo, litigano continuamente e per questo vogliono separarsi, io penserò: “Anch’io però litigo con il mio fratellino, però restiamo insieme lo stesso“.

E allora come devono parlarmi i miei genitori?

La prima cosa da fare è certamente quella di comunicare e spiegarmi cosa sta accadendo tra mamma e papà, rassicurandomi che non sono la causa della loro separazione e che questa separazione non implicherà la fine del rapporto con uno dei miei genitori.

E’ importante che la comunicazione venga fatta da entrambi i miei genitori: in questo modo sarò scoraggiato dal convincere il genitore assente a cambiare idea. Potete anche dirmi che è normale desiderare che mamma e papà tornino insieme, ma che la decisione è definitiva.

Ho bisogno di un dialogo sincero ed empatico. Sicuramente non potrete spiegarmi il perché della vostra separazione, ma è molto importante che mi parliate e mi diciate cosa mi succederà, rispondendo alle mie domande in modo comprensibile.

Quello che per me è importante è sapere come vivrò questa esperienza. La promessa che “papà verrà a trovarmi ogni fine settimana” per me ha poco senso. Sono troppo piccolo per capire queste dimensioni temporali. La cosa importante che devo capire è che papà verrà a trovarmi e che mi chiamerà spesso. La sensazione che devo avere è “Anche se mamma e papà non staranno più insieme, per me non cambierà niente”.

Dovrete anche incoraggiarmi ad esprimere le mie emozioni e le mie idee rispetto a quanto sta accadendo, facendomi sentire accolto e chiarendo eventuali “idee sbagliate” che mi sono fatto.

Tenetemi fuori dai vostri conflitti! Evitate di farmi assistere ad eventuali litigi e discussioni, ma soprattutto non mettemi in cattiva luce l’altro genitore.

Smettetela di utilizzarmi come “braccio armato” e come ambasciatore di comunicazioni all’altro genitore o tantomeno non consideratemi il vostro “confidente” rispetto alle vostre questioni sentimentali.

Le vostre decisioni non dovranno destabilizzarmi. Soprattutto nelle decisioni organizzative, cercate di collaborare insieme per trovare una soluzione quanto più favorevole per il mio benessere. Cercate anche di alterare il meno possibile le mie routine giornaliere: in un mio momento di destabilizzazione, rappresentano dei punti di riferimento sicuri.

E se è davvero difficile, fatevi aiutare!

Per un genitore può essere difficile cercare di attuare questi comportamenti, soprattutto qualora vi sia un conflitto coniugale ancora molto acceso oppure una difficoltà anche personale legata alla fine del matrimonio.

In questi casi, è bene ricercare un aiuto esterno, quale quello di uno psicologo o di un mediatore familiare: per aiutare i figli a capire cosa sta succedendo, per riattivare dei processi di comunicazione e collaborazione con l’altro genitore…

L’obiettivo principale resta sempre la tutela del benessere dei figli.

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