Ricevo solo online

Adozioni Internazionali

Adozioni internazionali

Genitorialità adottiva

Diventare genitori attraverso l’adozione è un percorso lungo, intenso e profondamente trasformativo. Si viene letteralmente “rivoltati come dei calzini”, analizzati, valutati: si racconta la propria storia, il proprio desiderio di famiglia, le motivazioni che stanno dietro.
A questa decisione spesso si arriva dopo il lutto di una genitorialità biologica mancata, a volte anche dopo plurimi e fallimentari tentativi di fecondazione assistita.

Lo “zaino” che portiamo sulle spalle e con cui ci presentiamo di fronte a un Giudice che ci dichiari idonei ha un peso non indifferente.

E quando finalmente il progetto adottivo inizia a prendere forma, spesso succede qualcosa di inatteso: ci si rende conto che l’amore, da solo, non basta a orientarsi in quello che sta accadendo.
Perché diventare genitori adottivi non significa “solo” accogliere un bambino abbandonato. Significa iniziare un percorso di costruzione di una relazione tra due mondi ciascuno col suo bagaglio di esperienze, storie e sofferenze. Significa confrontarci con tanti aspetti della nostra identità, come individui e come coppia. Significa aprire il cuore a un figlio che arriva con una sua storia, con sue radici culturali e familiari, e riconoscere che quelle radici fanno parte di lui e diventeranno anche parte di noi. Significa imparare a fare spazio per questo bambino e per le sue origini, comprendendo che i suoi vissuti non scompariranno magicamente con l’adozione ma continueranno a far parte di lui.

Da tanti anni mi occupo di adozioni internazionali all’interno di ASA ETS, accompagnando le coppie in tutto il loro progetto adottivo, preparandole, offrendo loro spazi di riflessione e soprattutto un nuovo sguardo attraverso cui guardare il loro desiderio di famiglia. La mia esperienza mi ha permesso di conoscere da vicino i significati dei comportamenti dei bambini, le tensioni che attraversano i genitori e le specificità della genitorialità adottiva. Perché la relazione con un figlio adottivo porta con sé molte sfide e complessità, che non vanno negate, dimenticate o “normalizzate” troppo in fretta.

 

Le fatiche che spesso emergono

L’adozione non è un semplice evento, ma un vero e proprio processo continuo, un cammino che si costruisce nel tempo e che non ha una fine definita. Quando adottiamo un bambino iniziamo una relazione che si evolve e cresce con noi, col nostro bambino e col suo sviluppo. Si è una famiglia adottiva per sempre.

Ma, soprattutto quando si torna a casa col minore dal paese estero e si terminano i monitoraggi e gli aggiornamenti previsti dalla procedura (quando si “resta soli” e non abbiamo più enti e istituzioni a supportarci, per intenderci) spesso ci si sente disorientati. Di fronte a reazioni inaspettate dei nostri bambini “quando sembrava tutto in equilibrio”, di fronte ad aspettative che non trovano corrispondenza nella realtà del rapporto con nostro figlio, di fronte al bisogno (spesso inconscio) di trattarlo “come se” la sua storia pregressa fosse stata chiusa in un cassetto e non impattasse più nel presente.

Spesso i genitori si muovono verso la ricerca di una “normalità” che si scontra con la realtà dell’essere una famiglia adottiva. E spesso questo bisogno di normalizzazione emerge proprio quando si raggiunge un equilibrio familiare: il nostro bambino sembra tranquillo, il legame si è costruito, ci si vuole tanto bene e c’è fiducia. Di fronte a questo “idillio” è normale desiderare di lasciarsi alle spalle la dimensione adottiva per vivere una quotidianità il più simile possibile a quella “delle altre famiglie”.

Eppure, le reazioni dei nostri figli hanno spesso significati diversi da quelli che appaiono in superficie.

Nei percorsi formativi che conduco all’interno di ASA utilizzo spesso una metafora: quella degli “occhiali speciali”. Indossarli significa imparare a guardare oltre il comportamento, senza fermarsi al “perché lo fa?”, ma provando a comprendere quale bisogno o esperienza sta cercando di esprimere attraverso quel comportamento.

In tutto questo, la coppia può trovarsi a perdere progressivamente la propria sintonia, proprio nel momento in cui sarebbe più necessario muoversi come squadra.

 

Cosa facciamo insieme

Grazie alla mia esperienza e alle difficoltà mostrate dalle coppie adottive su cui ho lavorato in questi anni, ho deciso di costruire un servizio ad hoc che ha l’obiettivo di lavorare sulla propria identità genitoriale. In questo percorso andiamo a comprendere quali modelli educativi e relazionali porti con te dalla tua storia familiare e come questi influenzano, spesso in modo automatico, il tuo modo di stare nella relazione con tuo figlio.

Questo permette di riconoscere le tue risorse, ma anche le tue aree di fatica, e di orientare in modo più consapevole le scelte educative e relazionali nella quotidianità, tenendo conto delle specificità della genitorialità adottiva.

L’obiettivo non è diventare genitori perfetti, ma costruire una base sicura che tenga conto sia dei bisogni del bambino, sia delle possibilità  (e dei limiti) degli adulti che se ne prendono cura.

Questo spazio può essere utilizzato come:

  • supporto preventivo, per prepararsi alla futura genitorialità adottiva;
  • luogo di rielaborazione, per comprendere meglio ciò che accade nella relazione con il figlio.

Si può lavorare singolarmente o in coppia.

 

Un’opportunità per la tua famiglia

Essere una famiglia adottiva non è qualcosa da “lasciarsi alle spalle in fretta”, ma una realtà da integrare nel tempo, con pazienza.

Lavorare sul proprio funzionamento genitoriale significa offrire alla propria famiglia uno spazio di crescita: un’occasione per comprendersi meglio, per trovare nuovi equilibri e per costruire una relazione che non chieda di fare finta che tutto sia semplice, ma che possa reggere anche la complessità.

  • Sei in fase di idoneità e desideri prepararti al meglio alla futura genitorialità adottiva;
  • Hai già adottato e ti rendi conto che alcune reazioni di tuo figlio ti disorientano;
  • Senti il bisogno di comprendere meglio cosa sta accadendo nella relazione, senza ridurre tutto a una questione educativa;
  • Ti accorgi che stai cercando di “normalizzare” velocemente alcune fatiche per sentirti finalmente una famiglia come le altre;
  • Come coppia, vi trovate in disaccordo su come gestire alcune situazioni e questo genera tensione;
  • Desideri fermarti a comprendere il tuo funzionamento genitoriale prima di agire nuove strategie nella quotidianità.

È IL MOMENTO IDEALE SE:

  • Stai cercando soluzioni rapide o indicazioni pratiche su “come far comportare meglio” tuo figlio;
  • Pensi che le difficoltà dipendano esclusivamente dal bambino e non dal modo in cui si costruisce la relazione;
  • Senti di non voler mettere in discussione il vostro modo di essere genitori;
  • Preferisci attendere che le difficoltà si risolvano spontaneamente con il tempo;
  • Ritieni che chiedere supporto sia necessario solo in presenza di una crisi evidente;
  • Ti aspetti strumenti standardizzati validi per tutte le famiglie, indipendentemente dalla tua storia.

FORSE NON È IL MOMENTO GIUSTO SE:

Se senti che può essere il momento giusto

Concedersi uno spazio di confronto non significa che qualcosa non stia funzionando, ma che si desidera comprendere meglio come costruire la vostra relazione familiare. Valuteremo insieme se questo è lo spazio più adatto.
Ritrova il tuo benessere in

In un clima di ascolto empatico e trasformativo