Per chi è stanca/o di dirsi: "Ma capitano tutte a me?"
- Il problema non è che incontri sempre le persone sbagliate. È che all'inizio ti sembrano sempre quelle giuste.
Molte persone si sentono così: delle sfigate, accumulatrici seriali di casi umani, con qualche calamita per i problematici.
Spesso l’ultimo o l’ultima ex ha già una diagnosi: narcisista patologico, evitante, manipolatore, psicopatico, stronzo patentato.
E l’attenzione è tutta lì fuori. Su chi abbiamo incontrato. Su quello che ha fatto. Su quello che non ha saputo darci.
Perché quando una relazione ci fa stare male (o quando ci ritroviamo, ancora una volta, dentro la stessa dinamica) la domanda che viene spontanea è: “Perché capitano tutte a me?”
La risposta più immediata è: sfortuna. Destino. Periodo sbagliato. Astri non allineati. Il fatto che “in giro ormai si trova questo”. L’oroscopo l’aveva previsto!
Ti faccio una domanda provocatoria: Chi li ha scelti? Chi ha notato che qualcosa non tornava ma ha pensato “magari mi sbaglio”? Chi ha giustificato? Chi è rimasta/o anche quando il rispetto iniziava a mancare?
Non è una questione di colpa. È una questione di corresponsabilità.
Perché non scegliamo mai davvero a caso. Scegliamo ciò che ci è familiare. E finché questo resta invisibile, continueremo a raccontarci che “capitano tutte a noi”.
FACCIO AL CASO TUO SE:
- Ti innamori sempre di persone che ti fanno sentire in bilico
- All’inizio è magia, poi ti ritrovi a rincorrere
- Ti adatti per non perdere l’altro
- Hai paura di chiedere rispetto per timore di essere “troppo”
- Resti anche quando senti che qualcosa non torna
- Ti accorgi che i segnali c’erano, ma li hai minimizzati
- Ti dici che la prossima volta andrà meglio, e poi succede di nuovo
E sotto sotto ti stai chiedendo: “Forse sono io il problema?”
NON FACCIO AL CASO TUO SE:
- Vuoi solo capire che diagnosi dare al tuo ex
- Cerchi conferma che sei stata/o vittima di uno “stronzo/a patentato”
- Pensi che il problema siano sempre e solo gli altri
- Non sei disposta/o a metterti in discussione
Tu hai ragione: nel mondo ci sono persone problematiche.
Ma imparare a riconoscerle presto (e a dire di no) è una competenza relazionale
E quella competenza sì, si può costruire insieme.
Il punto è questo
Scegliere male è facilissimo.
Dire sì a chi non è in linea è facilissimo. Restare dove non sei rispettata/o è facilissimo. Confondere intensità con amore è facilissimo.
Molto più difficile è:
- dire no quando senti che qualcosa non ti rispetta
- interrompere una dinamica che ti è familiare
- tollerare la solitudine pur di non accontentarti
- accettare che “meglio sola/o che male accompagnata/o” non è una frase fatta
- scegliere qualcuno che ti tratta bene e restare lì (non definendo quella situazione “noiosa”)
Perché una relazione sana, a volte, non è travolgente. È stabile. È reciproca. È adulta.
E per chi è abituata/o al caos, può sembrare quasi “meno intensa”.
Cosa facciamo insieme
Non ti aiuterò a trovare la persona giusta. Ti aiuterò ad essere la persona giusta.
Lavoriamo su di te, sul tuo modo di scegliere, su quello che ti fa sentire attratta/o all’inizio. Su quello che sei disposta/o a tollerare pur di non perdere l’altro. Su ciò che giustifichi, minimizzi e accetti anche quando una parte di te sa che qualcosa non torna.
Andiamo a vedere perché resti anche quando sai che qualcosa non ti fa star bene. Perché minimizzi i segnali. Perché ti adatti per non sembrare “troppo”. Perché chiedere rispetto a volte ti sembra più rischioso che rinunciarci.
Il punto non è cambiare partner. Si tratta di cambiare posizione dentro la relazione.
Perché finché non capisci cosa ti porta a dire sì (anche quando vorresti dire no) continuerai a scegliere nello stesso modo, anche con persone diverse.
Il cuore da solo non basta. Ha bisogno della testa per muoversi in modo adeguato.
Il lavoro serve proprio a questo: interrompere l’automatico, vedere cosa ti muove davvero, e iniziare a scegliere in modo più allineato a te.
La buona notizia
Nel lavoro insieme, spesso, succede una cosa.
Quella storia che ti racconti da tempo (che sei sfortunata/o, che attiri sempre le persone sbagliate, che “a te va sempre così”) inizia lentamente a perdere forza.
Non perché il mondo cambi all’improvviso, ma perché inizi a guardarti in modo diverso.
Inizi a riconoscere che quello che ti succede nelle relazioni non è destino, è qualcosa che hai imparato.
Un modo di scegliere. Di restare. Di adattarti. Di sperare che, questa volta, basti l’amore a far funzionare le cose.
E ciò che si è imparato, si può anche disimparare.
Questo non significa che da domani farai solo scelte perfette. Significa che inizierai a vedere prima. A fermarti prima. A dire no prima.
E, piano piano, a scegliere in modo più rispettoso per te.
Non per fortuna. Ma per consapevolezza.