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6 segnali che predicono il Divorzio (e 5 regole per salvare il matrimonio)

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E’ possibile individuare precocemente i segnali che potrebbero portare alla rottura di una relazione?

Secondo J. Gottman sì! A seguito di uno studio durato 16 anni, l’autore è riuscito ad individuare quali coppie sono destinate a divorziare e quali rimarranno solide nel tempo. E’ possibile realizzare questa previsione sulla base di una metodologia effettuata con un’accuratezza pari al 91%. Da queste analisi ha potuto rilevare quei comportamenti che, se presenti, portano inevitabilmente alla rottura della coppia.

1. Approccio duro

Il primo segnale predittore è rappresentato dalla modalità con cui la coppia intraprende una discussione. Quando uno dei partner comincia utilizzando un approccio duro, come l’essere negativo, accusatorio o disprezzante, la discussione è tendenzialmente destinata a finire in malo modo. D’altronde, quando un partner inizia una discussione con maggior pacatezza, la probabilità che si mantenga lo stesso tono positivo è maggiore.

2. I quattro cavalieri dell’apocalisse

La negatività presente in una coppia, durante le normali interazioni di vita quotidiana, può devestare l’unione. Nello specifico, esistono 4 tipi di scambi negativi, letali per una relazione, che sono:

  • la Critica: essa differisce dalla lamentela, che rappresenta più un reclamo relativo ad alcuni comportamenti del partner, modalità assai comune a tanti. Il problema sorge nel momento in cui la lamentela si trasforma in una vera e propria denuncia, in una critica. In pratica, quando sorge un proglema uno dei due partner decide di affrontare il discorso con l’altro incolpandolo dello stato delle cose. Un esempio: “La casa è sempre in disordine perchè tu sei disordinato”. Normalmente la critica, che potrebbe essere circostanziata alla specifica situazione, viene invece generalizzata alla persona. Gottman dice spesso che chi muove la critica è persino convinto di fare un favore all’altro, aiutandolo a capire che cosa sta sbagliando o meglio, che cosa ha di sbagliato come persona. E, ovviamente, non capisce il motivo per cui il partner non apprezzi questo “gesto altruistico”;
  • il Disprezzo: generalmente fa seguito alla critica. Alcuni esempi di disprezzo si hanno quando una persona utilizza il sarcasmo, il cinismo, gli insulti, le beffe, lo scherno o l’umorismo ostile. Il idisprezzo, secondo l’autore, rappresenta il peggiore dei quattro cavalieri, perchè comunica disgusto per l’altra persona in maniera arrogante e diretta. Quale è il risultato: che il conflitto tra i partner si intensifica, perchè porta il partner disprezzato a difendersi;
  • la Difesa: quando una persona viene criticata e colpita, tende in modo quasi naturale ad assumere un atteggiamento di difesa, che ovviamente non rappresenta una modalità risolutiva bensì di intensificazione del conflitto. Difendersi significa dare la colpa all’altro, come ad esempio “il problema non sono io, sei tu!”. In questo modo, si ottiene una escalation tra i due partner che porta all’insorgenza del quarto cavaliere;
  • l’Ostruzionismo: solitamente quando i primi tre cavalieri sono presenti in una discussione, uno dei partner si sintonizza sull’ostruzionismo, più negli uomini che nelle donne. Questa modalità permette l’evitamento della sensazione di essere sommersi, che generalmente si percepisce quando un conflitto si aggrava. Infatti, mentre l’uno inveisce, l’altro si chiude in un marmoreo silenzio a dimostrazione del fatto che nulla può scalfirlo. In pratica, il dialogo viene chiuso ed è completamente inutile proseguire la conversazione.

3. Il Flooding

Quando una persona si sente invasa (sommersa) dai quattro cavalieri tende a proteggersi e a staccarsi dal proprio partner, ignorandolo come più può.

4. Il Linguaggio del corpo.

Quando ci si trova in una condizione relazionale di questo tipo, anche il corpo ne risente: infatti spesso si verificano situazioni di aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna, ed uno stato psicofisico di costante tensione.

5. L’Incapacità di rimediare.

I tentativi di riparazione sono sforzi compiuti dalla coppia per cercare di calmare il conflitto: ad esempio una semplice risata, un sorriso, delle scuse. Tutto ciò potrebbe aiutare la coppia a riprendere un dialogo più costruttivo. Tuttavia, quando la tensione arriva a livelli elevati e uno dei partner si sente soffocare, i tentativi di riparazione risulteranno fallimentari, perchè il compagno si sgancia dalla discussione in modo aprioristico.

6. Le memorie cattive.

L’ultimo importante segnale di inevitabilità della rottura è rappresentato dalle memorie cattive: quando la coppia riorda il passato negativamente, tale materiale diventa costante fonte di rabbia nei confronti dell’altro. L’eccessiva negatività porta alla rilettura costante anche del presente. Epilogo doloroso della imminente fine.

Preservare la relazione di coppia.

Ma cosa significa avere una vita di coppia sana?

E’ pacifico che pensare ad una relazione in cui i partner vanno d’amore e d’accordo su tutto, condividono la stessa visione della vita, hanno gli stessi gusti, etc sia qualcosa di utopistico.

Ciò che determina una coppia come solida e “vincente” è l’assunzione di responsabilità da parte dei singoli partner: se ognuno è pronto ad assumersi la sua parte di colpa, il problema assume sembianze più comuni e meno catastrofiche di quanto si possa immaginare.

Si tratta, nel concreto, di conoscersi a vicenda, di avere il coraggio di raccontarsi i propri sogni, di rivolgersi l’uno all’altra, di cercare insieme una soluzione ai problemi e, soprattutto, di avere l’umiltà necessaria ad un recupero relazionale dopo un conflitto. La coppia “vincente”, infatti, non evita i conflitti a prescindere, ma si impegna nel superarli evitando di calpestare uno dei partner. Le discussioni rimangono, così, ad un livello pratico e circostanziato al problema, non vengono portate sul piano personale e non trascinano vecchi rancori del passato.

Sembra più facile a dirsi che a farsi, perchè spesso la frustrazione, la voglia di urlare e la stanchezza possono prendere il sopravvento, rischiando di far perdere di vista l’obiettivo comune: salvaguardare la relazione.

Nel momento in cui ci si trova di fronte ad un problema, ad un qualcosa che infastidisce e di cui si vorrebbe parlare con il proprio partner, è importante tenere a mente alcune semplici regole:

  • lamentarsi senza criticare (es. “la casa è in disordine, mi avevi promesso che avresti passato l’aspirapolvere mentre ero a lavoro, sono molto arrabbiata con te”, anzichè dire “La casa è in disordine, ti avevo chiesto un favore ma tu sei il solito egoista menefreghista e io non posso fidarmi di te”
  • parlare in prima persona (es: “mi sento trascurato” anzichè “non te ne frega nulla di me”)
  • descrivere una situazione senza esprimere giudizi in merito (es: “oggi non so a chi lasciare il bambino e non so come organizzarmi col lavoro” anzichè “come al solito devo fare tutto io, anche gestire tuo figlio di cui tu non ti occupi mai perchè sei un menefreghista”)
  • essere gentili e ringraziare sempre anche quando un gesto è scontato
  • esprimere con chiarezza i propri bisogni (es: “stasera preferirei stare a casa invece che andare al cinema, ci ordiniamo una pizza e guardiamo un film sul divano?” anzichè “devo sempre dirti tutto tu non mi capisci mai eppure mi sembra evidente che non voglia uscire, poi hai scelto tu senza chiedermi nulla, non ho voglia di venire con te!”)

 

 

 

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