La professione dello psicologo giuridico è connotata da una estrema responsabilità, sotto certi aspetti ancora più grande rispetto a quella che appartiene all’attività clinica.

L’operato dell’esperto contribuisce nel concreto a determinare il futuro delle persone coinvolte nel procedimento giudiziario: sulla base della sua valutazione si può stabilire l’imputabilità di una persona, o si può definire quale sia il miglior genitore per l’affidamento della prole.

In altri termini, si ha in mano il futuro delle persone.

Non solo: lo psicologo giuridico, più del clinico, è soggetto a denunce e segnalazioni all’ordine professionale per errori di procedura o responsabilità professionale.

E’ fondamentale, per un buon operato e per una tutela della professione, sapersi muovere al meglio all’interno della delicata cornice della giustizia. In questo senso, una buona formazione ed una discreta esperienza rappresentano ottimi strumenti.

Per lo svolgimento dell’attività di consulente (o perito) del Giudice, questa tutela è esplicitata dai requisiti minimi richiesti per l’accesso all’albo dei Consulenti presente in Tribunale.

Ma per praticare la consulenza di parte, tutto è (almeno per ora) nelle mani del buon giudizio dello psicologo.

Soprattutto quando si è all’inizio della professione, o quando si hanno dubbi ed il tempo è ridotto ai minimi termini, è buona cosa affidarsi ad un esperto che supervisioni l’operato, così da ridurre al minimo i rischi di errore ed avere l’opportunità di apprendere aspetti pratici e prassi operative difficilmente reperibili nei libri di testo.

E’ possibile richiedere supervisione sulla base di specifici quesiti o farsi affiancare lungo tutto l’iter peritale.

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