25 Febbraio 2018
25 Febbraio 2018,
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Vi siete mai domandati come si arriva ad una separazione? Spesso questo momento viene vissuto come un “fulmine a ciel sereno“; in realtà il processo separativo è quasi sempre preceduto da una serie di segnali chiari ed inequivocabili che però non vengono adeguatamente decodificati ed attenzionati dalla coppia.

Continui malumori, prolungati silenzi, liti furibonde, spalle girate nello stesso letto, sono solo alcuni dei segnali che testimoniano la sofferenza di una coppia; ma ci sono i figli, la casa, gli impegni economici che spesso rappresentano la spinta a rimanere insieme, ignorando quel malessere che aleggia dentro e tra i partner.

Si tratta di un malessere cupo, sordo, nutrito da dispetti e disprezzi taciuti, da una sorta di “tristezza sincronizzata” che immobilizza i partner.

La coppia inizia a “perdersi di vista” sul piano affettivo e su quello sessuale: niente più comunicazioni di tipo emozionale ma semplici conversazioni di servizio legate al menage familiare. E il sesso diventa sempre più scadente fino ad esaurirsi del tutto.

I malumori e le insofferenze dilagano in tutte le stanze della vita di coppia e il dialogo diventa sempre più uno strumento punitivo, con contenuti ed intensità aggressivi, toni esacerbati e anche offensivi.

Ed iniziano a cambiare le abitudini della coppia, che piano piano tende a cercare in “altro” una forma di appagamento psico-corporeo alla mancanza dell’amore del proprio partner.

“Altro” può essere il lavoro, un contesto in cui iperinvestire così da avere una sorta di “intimità sostitutiva” anche con connotazioni erotizzate.

“Altro” può essere il mondo virtuale, che spesso diventa una dolce compagnia utile a lenire le frequenti solitudini mascherate, e che conferisce quella illusoria sensazione di potersi sottrarre all’infelicità coniugale.

“Altro” può essere l’alcool, il cibo, l’uso di droghe.

“Altro” può essere una relazione extraconiugale, che sia un’avventura sessuale priva di significato o una vera e propria relazione satellite, comunque un amore parallelo che permette il nutrimento di autostima, narcisismo, psiche e che paradossalmente alimenta la “stabilità di un matrimonio instabile“.

Tante sono oggi le coppie scompaginate sul piano affettivo-emotivo ma tristemente unite” nel silenzio e nella dimensione degli obblighi, che si stordiscono di tanto altro piuttosto che incontrarsi con i loro reali bisogni.

Ma quali sono le reali motivazioni per cui la coppia, già “separanda sul piano psichico“, decide di rimanere insieme?

Il senso del dovere spesso contribuisce a mantenere la coppia unita: evitare un dolore ai figli, una delusione ai propri genitori, incita la coppia alla finzione. Strategie confusive ma funzionali alla recita si intersecano così con elementi di realtà, alimentando il proprio senso di malessere.

Si tratta di una costante lotta tra il principio di piacere e quello del dovere, amplificata e nutrita dalle tante difficoltà del vivere quotidiano.

Ma quando la coppia è diventata il luogo dell’infelicità e del silenzio dei sensi, dell’assenza nella presenza, il principale motivo che spinge a rimanere insieme è uno: la paura della sofferenza.

La fine di un rapporto è uno tra gli eventi più dolorosi e destabilizzanti che l’essere umano possa sperimentare. Si tratta di un vero e proprio lutto in cui ciascun partner non solo perde l’altro ed il mondo costruito insieme, ma perde anche una parte di sè, quella parte della propria identità relativa al vivere in coppia.

Quando due partner decidono di vivere insieme, affrontano una mediazione, un adattamento personale in funzione della vita coniugale. Si inizia, quindi, a condividere la propria quotidianità con un individuo che prima di allora era un perfetto sconosciuto, e questo comporta inevitabilmente non solo una ridefinizione delle proprie abitudini, ma anche una ristrutturazione di personalità.

Separarsi quindi significa soffrire e far soffrire, ma significa anche “destrutturarsi” e ricostruire la propria identità in una nuova prospettiva, fatta di nuove abitudini, di nuovi ritmi, di nuove sfide da affrontare. Significa lasciare il certo per l’incerto, e questo è un altro elemento che genera grande paura nelle persone.

E’ importante sottolineare che spesso molte coppie si formano sulla base di scelte inconsce, spesso non aderenti alla realtà, scelte che soddisfano altri bisogni quali, ad esempio, il bisogno di allontanarsi dalla propria casa, di diventare genitori, ed in questi casi il partner rappresenta solo un mezzo attraverso il quale realizzare i propri desideri.

Altre coppie, invece, si scelgono sperando poi che l’altro magicamente cambi, si modifichi in funzione dell’amore; questo spesso non avviene e l’illusione d’amore si trasforma nel tempo in una catastrofica scoperta di solitudine estrema.

Il malessere che dà inizio al processo separativo comincia più velocemente quando i partners si sono scelti in funzione di “scelte proiettive” e desideri inconsci, ma avviene anche nel momento in cui la fatica del vivere quotidiano e il disinvestimento sul legame d’amore prendono il sopravvento lasciando il rapporto in balia delle intemperie e delle seduzioni della vita.

Affinchè un legame duri, è necessario non smarrire la dimensione della cura, dell’accudimento, della creatività di gioco, della fantasia sessuale, tutte “spezie” necessarie al progetto d’amore.